Stress e produttività: trovare il giusto ritmo nella corsa contro il tempo.

Lo stress non è sempre un nemico: con il giusto equilibrio, può diventare un potente alleato per raggiungere i propri obiettivi. Scopri come affrontare la pressione senza subirla e trasformare la mancanza di tempo in una risorsa positiva.

PSY2WORK, BENESSERE PSICOLOGICO

Lorenza Fattori

12/11/20243 min read

psy2work - stress e produttività
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Combatti la corsa contro il tempo: lo stress può essere il tuo migliore alleato (o il tuo peggior nemico).

Immagina una scena apparentemente banale: un’anziana signora cerca di scrivere una cartolina alla nipote. Ci mette un’ora per scegliere la cartolina, poi ci mette un po’ a ritrovare gli occhiali, poi una mezz’ora per trovare l’indirizzo e altri 20 minuti per decidere se portare con sé l’ombrello per andare ad imbucarla. Tutto ciò che potrebbe sembrare una buffa perdita di tempo è stato il punto di partenza per una riflessione dello storico Cyril Northcote Parkinson, che nel 1955 formulò una teoria intramontabile, nota come “legge di Parkinson”: il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile.

Questa legge, oggi più che mai attuale, si contrappone a un fenomeno crescente nel mondo lavorativo: la corsa contro il tempo. Al giorno d’oggi, il tempo sembra essere sempre meno, e questo ha trasformato le scadenze strette in una regola anziché in un’eccezione. Ma quanto è davvero efficace questo modello basato sulla pressione? E soprattutto, quale ruolo gioca lo stress in tutto ciò?

Lo stress: nemico o alleato?

La nostra relazione con lo stress non è sempre negativa. Già nel 1908, gli psicologi Robert Yerkes e John Dodson scoprirono che un livello moderato di stress favorisce le prestazioni. La chiamarono "legge di Yerkes-Dodson": un po’ di pressione stimola la produttività, ma superata una certa soglia si ottiene l’effetto opposto. Questo equilibrio delicato è centrale per comprendere perché alcune scadenze migliorano la performance mentre altre generano solo frustrazione.

Anche Hans Selye, il medico che ha introdotto il concetto di stress negli anni ’30, sapeva che un breve periodo di pressione può mobilitare le risorse fisiche e mentali necessarie per affrontare sfide impegnative. Tuttavia, se questa condizione diventa cronica, gli effetti diventano negativi. Come dimostrato da Richard Lazarus negli anni ’80, l’effetto dello stress dipende anche dalla nostra percezione: se vediamo una situazione come affrontabile, lo stress può persino essere stimolante. Se invece ci sembra insormontabile, diventa una forza distruttiva.

Il problema nasce quando le scadenze si accumulano senza sosta, come mostra la European Working Conditions Survey secondo cui un terzo dei lavoratori dell’Unione Europea risente di scadenze troppo ravvicinate e ritmi di lavoro troppo alti. Aumentare la pressione è una strategia diffusa nei luoghi di lavoro, spesso con l’idea che meno tempo significhi più produttività. Ma quali sono le conseguenze a lungo termine? Studi condotti da psicologi del lavoro come Matthew Pearsall e Jeffrey Pfeffer mostrano che una combinazione di scadenze strette e mancanza di chiarezza nei compiti può far crollare le prestazioni e creare tensioni tra colleghi. Non solo: i dirigenti stressati tendono a scaricare la loro ansia sui dipendenti, amplificando un clima di nervosismo che si diffonde rapidamente, persino nella sfera privata, a casa. La mancanza di tempo danneggia anche le persone che ci circondano e, per effetto della sincronizzazione sociale, porta ad aiutarci di meno, ad avere meno empatia verso l’altro, a comportarci anche in maniera meno ecosostenibile. A ciò si aggiungono rischi per la salute: chi vive con la sensazione di non avere tempo tende a fare meno sport, mangiare male e trascurare la propria salute. Non sorprende che la fretta cronica sia associata a problemi come ipertensione, disturbi del sonno e persino depressione.

Troppo stress?

Nonostante tutto, esistono strategie per trasformare lo stress in un alleato. Secondo Cassie Mogilner Holmes e colleghi, dedicare parte del proprio tempo agli altri può ridurre significativamente la percezione di stress. Nei loro esperimenti, i partecipanti che aiutavano un estraneo o si dedicavano ad attività altruistiche si sentivano meno oppressi dal tempo rispetto a chi lo usava esclusivamente per sé. La spiegazione? Sentirsi utili ci fa percepire il tempo come più significativo e ce ne restituisce il controllo.

La corsa contro il tempo è un fenomeno complesso e ricco di sfaccettature. Un livello moderato di stress può effettivamente spingere a dare il meglio di sé, ma la pressione eccessiva rischia di trasformare il lavoro in un campo di battaglia, con conseguenze gravi per la salute e la produttività. La chiave sta nel trovare il giusto equilibrio: imparare a gestire le scadenze senza farsi travolgere, riconoscere i segnali di allarme e, quando possibile, scegliere di rallentare. E magari, regalare un po’ di tempo a chi ne ha più bisogno.

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psy2work - sedute di mindfulness
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