Il suono del benessere.

Come la musica migliora la salute mentale, il lavoro e la performance.

PSY2WORK, BENESSERE PSICOLOGICOPSY2WORK, BENESSERE PSICOLOGICO ORGANIZZATIVO

Lorenza Fattori

6/25/20253 min read

psy2work - il suono del benessere
psy2work - il suono del benessere

Nel mio lavoro come psicologa del lavoro, una delle sfide più importanti è accompagnare persone e organizzazioni verso una cultura che promuova il benessere. Nel contesto lavorativo contemporaneo, dove il carico cognitivo è in costante aumento e i confini tra vita personale e professionale diventano sempre più sfumati, emerge con forza la necessità di strumenti semplici, efficaci e accessibili per salvaguardare la salute mentale, sostenere la motivazione e potenziare la concentrazione.

Uno di questi strumenti è la musica. Un alleato spesso sottovalutato, ma potentissimo, e oggi ampiamente studiato dalle neuroscienze. Ascoltare musica non è solo un’esperienza piacevole o un momento di evasione emotiva: rappresenta una vera e propria attivazione multisensoriale che coinvolge ampie aree del cervello, comprese quelle legate alla percezione sensoriale, alla memoria, al linguaggio, alle emozioni e ai sistemi di ricompensa (Zatorre, Chen & Penhune, 2007). In pratica, ascoltare musica è un "allenamento mentale", un workout per il nostro sistema nervoso centrale.

Particolarmente interessante è il ruolo della musica nella neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di riorganizzarsi e modificare le proprie connessioni in risposta all’esperienza. Studi longitudinali (Hyde et al., 2009) dimostrano che l’apprendimento musicale e l’ascolto regolare stimolano cambiamenti strutturali nel cervello e migliorano funzioni esecutive fondamentali, come la memoria di lavoro, l’attenzione sostenuta e il controllo inibitorio. L’attività musicale, anche non professionale, coinvolge aree prefrontali e motorie – le stesse che regolano il pensiero strategico e la gestione delle emozioni. L’effetto è tanto più significativo quanto più si lavora in contesti cognitivamente esigenti, dove flessibilità mentale, lucidità e resilienza diventano risorse cruciali.

Prima di intraprendere la professione psicologica, ho lavorato per diversi anni nel marketing aziendale. Lì ho potuto toccare con mano quanto la musica fosse uno strumento di comunicazione potente, capace di raccontare, evocare, posizionare un messaggio nella mente delle persone. Un jingle ben costruito può generare fiducia, attivare ricordi, suscitare energia – spesso più efficacemente delle parole. Quella consapevolezza, nata nel mondo della comunicazione, ha trovato nel mio percorso psicologico una nuova applicazione: la musica, oggi, è per me uno strumento di posizionamento anche all’interno delle organizzazioni. Influenza il tono emotivo di un ambiente, rafforza l’identità collettiva di un team, contribuisce alla coesione. In open space o contesti ibridi, playlist condivise o piccoli rituali sonori prima di una riunione possono migliorare la sintonizzazione emotiva del gruppo. È una forma di accordatura relazionale, proprio come accade in un’orchestra prima di iniziare a suonare.

Ma la domanda che molti si pongono è: ascoltare musica mentre si lavora aiuta davvero la produttività, o è solo una distrazione? La risposta, come spesso accade, è: dipende. Gli studi condotti da Teresa Lesiuk (2005) suggeriscono che ascoltare musica durante il lavoro può migliorare l’umore, aumentare la produttività e ridurre la percezione della fatica, specialmente in compiti manuali o ripetitivi. Al contrario, quando ci troviamo a svolgere attività a elevato carico cognitivo – come scrivere, analizzare dati o elaborare strategie – la musica con testi può interferire con i processi di elaborazione verbale. È il cosiddetto “effetto cocktail party”, descritto da Salame & Baddeley (1989), che porta il cervello a distrarsi nel tentativo di decodificare più flussi verbali contemporaneamente. In questi casi, è preferibile optare per musica strumentale, ambient o classica, che supporti la concentrazione senza sovraccaricare l’attenzione.

In tempi in cui i livelli di stress lavorativo sono in aumento, la musica può essere introdotta come vero e proprio strumento di prevenzione del burnout. Alcune strategie pratiche includono la creazione di playlist personalizzate per le diverse fasi della giornata lavorativa, l’uso della musica per segnare le transizioni (inizio o fine lavoro, pausa pranzo), oppure l’integrazione di brevi sessioni di ascolto consapevole nei percorsi aziendali di mindfulness e benessere organizzativo.

La musica ci ricorda che siamo esseri multisensoriali, ritmici, emotivi. Includerla in modo consapevole nella cultura del lavoro non è solo una scelta estetica o di piacere, ma una decisione fondata su evidenze scientifiche, che armonizza salute mentale e performance. La musica è un modulatore attivo del nostro stato mentale: può calmarci, stimolarci, motivarci e connetterci.

In fondo, come scriveva Nietzsche, “senza musica, la vita sarebbe un errore”.

PSY2WORK - PSICOLOGIA AL LAVORO, PER IL BENESSERE INDIVIDUALE E AZIENDALE

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psy2work - sedute di mindfulness
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