L’eccellenza non è un dono. È un metodo.

E' nel modo in cui impari, lavori e ti correggi ogni giorno che si costruisce la vera competenza.

PSY2WORK, BENESSERE PSICOLOGICO

Lorenza Fattori

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A chi non è mai capitato di osservare qualcuno eccellere nel proprio lavoro e pensare: “È più talentuoso di me?”.

È una spiegazione comoda, ma raramente è quella giusta.

L’eccellenza, nella maggior parte dei casi, non nasce da un dono speciale. Nasce da ciò che fai ogni giorno, da come ti alleni mentre lavori, da quanto intenzionalmente migliori anche nei dettagli più piccoli. È quello che il sociologo Daniel Chambliss ha definito “la banalità dell’eccellenza”: risultati straordinari costruiti attraverso comportamenti ordinari, ripetuti con costanza.

Il punto non è se hai talento. Il punto è cosa ne fai.

La ricerca dello psicologo Anders Ericsson lo rende chiaro: miglioriamo davvero quando lavoriamo in modo deliberato. Non basta fare esperienza. Serve attenzione, correzione, esposizione continua a sfide che ci spingono appena oltre ciò che sappiamo già fare. È qui che avviene la crescita reale. E questo vale per tutti.

Nel lavoro quotidiano, ogni attività può diventare allenamento oppure semplice esecuzione. La differenza sta nell’atteggiamento: cerchi feedback o lo eviti? Ti metti in discussione o ti affidi all’abitudine? Trasformi gli errori in informazioni o li lasci passare?

Anche il contesto conta, certo. Ma non è una scusa: è una leva. Un buon ambiente accelera la crescita, ma la spinta iniziale resta individuale. Puoi scegliere di circondarti di confronto, di chiedere feedback, di costruire routine che ti migliorano, anche quando non sono imposte. Nel tempo, il lavoro tende a diventare automatico. Il cervello cerca scorciatoie, trasforma tutto in abitudine. È efficiente, ma pericoloso: se smetti di correggerti, smetti anche di crescere. E senza accorgertene, inizi a ripetere sempre lo stesso livello di performance. Al contrario, chi eccelle fa una cosa semplice ma rara: continua a trattare il proprio lavoro come un campo di allenamento. Mantiene standard alti, si espone al confronto, costruisce piccole routine che lo tengono in evoluzione.

La prossima volta che vedi qualcuno ottenere risultati che ammiri, prova a cambiare domanda. Non chiederti se è più talentuoso. Chiediti quali abitudini, quali scelte, quali piccoli comportamenti ripete ogni giorno. E poi chiediti: quali sto scegliendo io?

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psy2work - sedute di mindfulness
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