Esprimere dissenso con un superiore: anche la forma è sostanza.
Come comunicare in modo professionale e costruttivo quando non si è d’accordo con le decisioni del proprio capo.
PSY2WORK, BENESSERE PSICOLOGICO ORGANIZZATIVO
Lorenza Fattori
5/4/20253 min read


Nel contesto lavorativo, esprimere dissenso nei confronti di un superiore è una delle situazioni più delicate e complesse da gestire. Spesso ci troviamo combattuti tra la necessità di mantenere relazioni professionali armoniose e il desiderio – o il dovere – di far sentire la nostra voce, soprattutto quando riteniamo che una decisione possa avere conseguenze negative per l’organizzazione.
Il primo ostacolo è di natura psicologica. In quanto esseri umani, siamo biologicamente predisposti alla sopravvivenza, ad evitare i conflitti e le situazioni potenzialmente minacciose. Il dissenso, soprattutto se rivolto verso una figura gerarchicamente superiore, può evocare il timore di ripercussioni, isolamento o giudizi negativi. Tuttavia, assecondare sempre e comunque le decisioni altrui, anche quando si nutrono forti perplessità, non è necessariamente la scelta più saggia né la più professionale.
Valutare prima di agire.
La prima fase, quindi, non è comunicativa ma riflessiva. È fondamentale valutare con lucidità i potenziali rischi derivanti dall’espressione del dissenso. Questo processo non deve però trasformarsi in un’esasperazione catastrofista: serve un’analisi realistica, basata sui fatti e sul contesto.
Una volta analizzata la situazione, è utile domandarsi se sia più strategico esprimere subito il proprio punto di vista o attendere un momento più opportuno. In ogni caso, è preferibile affrontare il confronto in un contesto privato, che riduce la percezione di minaccia da parte del superiore e favorisce un dialogo più disteso.
Comunicare con consapevolezza.
Quando arriva il momento di esprimere il proprio dissenso, è essenziale preparare il messaggio con cura. Il punto focale deve essere l’interesse dell’organizzazione, non quello personale. Chiediamoci: “Quale argomentazione può davvero essere rilevante per il mio superiore?”
Una comunicazione efficace passa anche dal tono, dal linguaggio del corpo e dalla gestione delle emozioni. È naturale sentirsi in ansia, ma è importante mantenere la calma. Il corpo parla: gesti nervosi, voce tremante o tono eccessivamente rapido possono minare la credibilità del nostro messaggio. Respirare profondamente, scandire bene le parole e adottare un tono pacato aiutano a trasmettere sicurezza, anche in condizioni di disagio.
Inoltre, il linguaggio va curato con attenzione. Evitare aggettivi che possono essere interpretati come giudicanti è fondamentale: meglio attenersi ai fatti, evitando espressioni che possono suonare offensive o personali.
Umiltà e rispetto non sono debolezza.
Un altro aspetto chiave è il riconoscimento della natura soggettiva del nostro punto di vista. Anche se le nostre considerazioni sono frutto di competenza e analisi, è bene presentarle come opinioni, non come verità assolute. Dimostrare apertura e disponibilità al confronto rafforza il messaggio, anziché indebolirlo.
Allo stesso modo, è importante riconoscere l’autorità del nostro interlocutore. Una semplice frase come “So che la decisione finale spetta a te” trasmette rispetto e consapevolezza del ruolo, senza per questo rinunciare alla propria posizione.
Errori da evitare.
Infine, è utile ricordare alcune trappole comuni:
Non dare per scontato che esprimere dissenso comprometterà il rapporto con il capo: spesso i timori sono amplificati rispetto alla realtà.
Non presentare opinioni come se fossero fatti incontrovertibili: mostrarsi rigidi o dogmatici chiude il dialogo.
Non utilizzare un linguaggio giudicante o emotivamente carico: termini come "frettoloso" o "sbagliato" possono innescare una reazione difensiva.
Dissentire non solo è possibile, ma in certi casi è anche doveroso. Tuttavia, la differenza tra un confronto costruttivo e uno scontro inutile risiede tutta nelle modalità comunicative. Saper dissentire con rispetto, chiarezza e senso strategico è una competenza fondamentale per ogni professionista e un segnale di maturità organizzativa.
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